Il maxi presepe del Seminario anima le pietre del terremoto


da QN – Il Resto del Carlino del 18/12/2012

Raffigurati i monumenti della città e i paesaggi del Delta

Diecimila pietre intatte, recuperate dalle case ferraresi dopo il terremoto, tornano a vivere nel presepe del Seminario. C’è un messaggio di speranza sotteso all’incantevole rappresentazione di via Fabbri 410, dalla quale l’arcivescovo mons. Paolo Rabitti porgerà gli auguri natalizi alla città. E insieme «un messaggio di unità – spiega il Rettore, mons. Mario Dalla Costa -: abbiamo voluto raffigurare le due Chiese di Ferrara e Comacchio, avvicinando tradizionali case ferraresi a tipiche costruzioni del Delta, come il bettolino e il casone di valle». Una maestosa riproduzione dei Trepponti domina i canali attraversati dall’acqua, accanto ai quali spiccano imbarcazioni caratteristiche, palare e boleghe per le anguille. Realizzato in grande scala (si può attraversare a piedi, ammirando a 360 gradi edifici alti circa due metri) il presepe artistico è realizzato con veri mattoni, legno, infissi e altri particolari realizzati con dedizione da artigiani e falegnami. Un carro, la mustarola per pigiare l’uva, la grama per il pane e molti altri oggetti della civiltà contadina donati al Seminario rendono la rappresentazione un autentico museo a cielo aperto. Decine di volontari da luglio si sono impegnati nell’allestimento del presepe, che già nel 2011 si è aggiudicato il primo premio del Resto del Carlino: le sue dimensioni quest’anno sono raddoppiate e gli scorci sono reinterpretati con uno sguardo originale. Accanto alle statue artistiche non mancano anatre, colombi e conigli in carne e ossa (e piume), protagonisti di un piccolo mondo che si può visitare sia di giorno, sia dopo il calar del sole, quando si fa ancora più suggestivo. Un pannello scenografico (18 per 4 metri) accosta fotografie dei monumenti di Ferrara e di Comacchio, ma «ciò che avvicina idealmente le due città – prosegue mons. Dalla Costa – è la capanna, che splende al centro della rappresentazione». Due realtà vicine, nell’abbraccio della Sacra Famiglia. E unite, come le pietre superstiti del terremoto, che di nuovo vivono nella luce del Natale.

di ELEONORA ROSSI

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