Salvati dal terremoto


da Estense.com del 14/12/2012

Dipinti e sculture dai centri storici tra Bologna e Ferrara. Mostra a Palazzo Fava

Le drammatiche scosse degli eventi sismici registrate il 20 e il 29 maggio 2012 hanno inferto danni gravissimi al patrimonio artistico dell’area bolognese, ferrarese, modenese e reggiana. Centri storici quali Cento, Crevalcore, Galliera, Mirabello, Pieve di Cento, Poggio Renatico e Sant’Agostino, gravitanti nel territorio tra Bologna e Ferrara, hanno visto seriamente compromessi, per cedimenti, crolli e fessurazioni pittoriche, i principali edifici ecclesiastici antichi, con il rischio della perdita di importanti opere d’arte che vi erano conservate. Gli interventi coraggiosi dei Vigili del Fuoco e l’impegno ammirevole dei Funzionari delle Soprintendenze hanno messo in sicurezza le opere mobili di maggior pregio, ora ricoverate nelle vaste sale del Palazzo Ducale di Sassuolo, negli ambienti messi a disposizione dai privati a Pieve di Cento, nei depositi allestiti presso Art Defender a Bologna e in quelli presso la stessa Pinacoteca Nazionale di Bologna.

A Bologna nella sede di Palazzo Fava,  la mostra dal titolo “Salvati dal Terremoto. Dipinti e sculture dai centri storici tra Bologna e Ferrara”, a cura di Luigi Ficacci e Angelo Mazza, aperta fino al 6 gennaio 2013 (catalogo Bononia University Press), si propone di attirare l’attenzione del pubblico sulla gravissima condizione del patrimonio artistico nell’area geografica colpita dal terremoto e sulla precarietà in cui versano i numerosi edifici storici lesionati e di informarlo sul grave rischio di cancellazione di testimonianze vitali della comunità civile. I terremoti altro non sono che catastrofi della natura. Non hanno logica, né voce. Ĕ evidente che provochino effetti, conseguenze e danni; e che al proprio seguito, suscitino miriadi di voci (di dolore, d’ira, di pietà, di sdegno, di preoccupazione, di riflessione, di terrore…).

La mostra, attraverso foto e un video, espone la situazione drammatica dei danni del sisma che ha colpito l’Emilia, centrando l’attenzione sul patrimonio storico culturale tra Bologna e Ferrara nel territorio compreso dalla diocesi di Bologna nei comuni di Pieve di Cento, Crevalcore, Galliera, sconfinando a nord nell’alto Ferrarese, a Cento, la terra natale di Guercino, a Sant’Agostino, Mirabello, Poggio Renatico, più vicino all’epicentro.

Nomi quasi sconosciuti ai più, prima del sisma che ha scosso tanti piccoli paesi, ma anche Ferrara e con particolare accanimento ed estensione i centri abitati più a ovest del Modenese. Sono le cosiddette Terre Vecchie, quelle dei primi insediamenti e delle bonifiche già in età medioevale e rinascimentale, dove il pericolo era tradizionalmente legato alle inondazioni e poco ai terremoti.

Il 23 maggio, le immagini aeree del sisma, riprese dalle telecamere delle reti RAI nazionali, mostravano ai nostri occhi un paesaggio come colpito da un bombardamento, mirato da bombe di precisione che avevano centrato, soprattutto chiese, torri, municipi, il nostro patrimonio culturale, oltre a case rurali e purtroppo nefasti capannoni industriali, generatori di morte. Il paesaggio è quello piatto e aperto della pianura, attraversata dai canali d’acqua. Sono le terre delle bonifiche storiche dei Bentivoglio e di Borso d’Este. Vi si incontrano granai e case rurali abbattute dal terremoto.

Non c’è qui il campanile di Giotto o Santa Maria Novella, ma comunque  un patrimonio culturale diffuso e identitario delle persone e dei luoghi.

Ci sono stati danni soprattutto nelle chiese, colpite le strutture più vulnerabili, i timpani delle facciate caduti o ruotati, le aule delle chiese implose su se stesse, più vulnerabili, proprio per la tipologia della costruzione senza strutture di contrasto o di contenimento e per le esili murature evidentemente non pensate per il terremoto, che in queste terre resta un evento raro e comunque non unico. Cento, la terra di Giovan Francesco Barbieri (detto il Guercino), si ritrova quasi tutte le chiese inagibili come, ad esempio, la chiesa del Santissimo Rosario, la  “chiesa del Guercino” per antonomasia dove la sua Assuntaè stata salvata con grande prontezza, con la terra che ancora tremava. Così pure la stessa sorte per le opere della parrocchiale di Renazzo, con capolavori del giovane Guercino come il Miracolo di San Carlo Borromeo. La mostra presenta un gruppo omogeneo della produzione giovanile del Guercino, perché accanto ai capolavori di Renazzo sono esposti i Miracoli del Rosario di Corporeno e quei vaporosi angeli dell’Orazione di san Carlo Borromeo nella strepitosa paletta della collegiata di San Biagio, chiusa anch’essa, come il Rosario, ai fedeli come agli studiosi, in attesa di riparare le enormi ferite. Stessa sorte anche alle opere d’arte racchiuse a San Pietro, detta la parrocchiale del Guercino, rappresentata in mostra dalla Crocefissione del carraccesco Lucio Massari e dell’unica pala sugli altari di Cento dove si vedono gli effetti nefasti di un terribile terremoto, opera di non grande qualità del pittore centese Giuseppe Tinti, ma di valore simbolico perché documenta la devozione dei centesi per san Francesco Solano a metà del Settecento, protettore dei terremoti. Il gruppo delle opere di Cento si completa in mostra con due capolavori di Ubaldo Gandolfi, in uno dei quali il pittore, particolarmente nell’Annunciazione, mostra un amoroso omaggio al Guercino e alla sua terra.

 

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