Danni psicologici da sisma, la risposta dell’Ausl


da Estense.com del 4/12/2012

Arrivano i dati degli interventi concreti che l’azienda sanitaria locale ha fatto per le popolazioni terremotate

A sei mesi dal terremoto che ha colpito la Regione Emilia-Romagna e la nostra provincia il Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze Patologiche (Daismdp) dell’Azienda Usl di Ferrara ha presentato ieri (lunedì 3 dicembre 2012 n.d.r.) il report degli interventi messi in campo dagli operatori Ausl per garantire supporto alla popolazione dei comuni maggiormente colpiti dall’evento sismico. L’evento è stato colto come occasione per ringraziare tutti i volontari psicologi ed educatori che hanno lavorato a fianco dell’Ausl Ferrara e presentare il report di attività del Dipartimento di Salute Mentale a coloro che hanno contribuito alla gestione dell’emergenza.

Il terremoto deve considerarsi come evento straordinario per la sorpresa suscitata e perché ha scardinato le “credenze” radicate da generazioni (“da noi non può succedere” ) e quindi ancor più sorprendente e traditore. Le scosse – diverse e ripetute – si caratterizzano anche come stillicidio, più che come un evento critico isolato dalle conseguenze più o meno distruttive, contribuendo a strutturare sentimenti di precarietà, sfiducia e ansietà reiterati. Le vittime sono nella quasi totalità operai, colti nella routine della vita produttiva in una dimensione di supposta sicurezza collettiva e tale fatto amplifica il clima di “tradimento” e scarsa fiducia nella “terra”.

Il Daismdp ha organizzato immediatamente un sistema di presidio ed intervento sul territorio, per rispondere nell’immediato ai bisogni psicologici in affiancamento, anche con le strutture della Protezione Civile.

Gli interventi – oggi – sono diventati routinari, ed il servizio di supporto psicologico è garantito secondo la consueta modalità di accesso ai servizi. Continua l’osservazione della fase evolutiva delle crisi post traumatiche da stress. Nel prossimo mese di febbraio il Dipartimento Salute Mentale proporrà momenti formativi per giungere alla definizione di linee guida per affrontare le emergenze connesse ad eventi naturali non prevedibili.

Inoltre, dopo il 29 maggio, su richiesta di alcune realtà scolastiche, si è proposto ed organizzato un progetto per l’accoglienza degli studenti all’apertura dell’anno scolastico 2012-2013.  “Il processo di normalizzazione dopo un evento traumatico come il terremoto. Come gli adulti possono favorire questa fase all’interno della scuola all’apertura e durante il nuovo anno scolastico”, questo è il titolo del progetto rivolto a tutte le componenti della scuola: studenti, genitori ed insegnati sia singolarmente che collettivamente, l’intenzionalità di tale piano è quella di favorire l’elaborazione per il superamento dell’evento traumatico del terremoto attraverso azioni mirate per ripristinare un clima di “normalità” nel quale riprendere le attività didattiche ed educative.

Durante la prima settimana gli interventi del Daismdp, sono stati per lo più, atti legati a fatti acuti di reazione allo stress o a situazioni emergenziali di persone che non volevano lasciare i propri beni per mettersi in sicurezza e dove l’abbandono della propria casa era vissuta come una perdita dolorosa. In questa settimana si sono conosciute le realtà organizzative dell’emergenza e si sono costruite le comunicazioni; è stato attivato anche un numero telefonico per il raccordo tra le istituzioni e la popolazione su questo specifico bisogno.

Nella seconda settimanasi sono aggravati i malesseri  da stress che hanno colpito prevalentemente persone già fragili  e già  seguite da servizi di salute mentale (aumento importante delle visite e valutazioni psichiatriche nel distretto ovest e nel presidio di Cento, con anche 2 ricoveri). Molte le richieste individuali di supporto arrivate al telefono dedicato e alcune richieste di invio alle équipes dei servizi territoriali. L’assistenza di psicologi e psichiatri presso i centri di accoglienza, garantita generalmente almeno 2 volte la settimana con interventi ambulatoriali presso campi, strutture comunali, container, ha fornito supporto personalizzato e deciso interventi più strutturati. Le richieste sono state in maggioranza evase nelle realtà locali con anche attività di gruppo. I bisogni di supporto sono connessi alla paura e allo stress: molte persone non dormono in casa, non vanno a casa neanche nelle ore diurne; fanno fatica ad adattarsi ai ritmi e alla routine dei centri; alcune madri sono in difficoltà a gestire i bambini; la paura prevalente è la casa, non più luogo fidato; diversi gli anziani che non possono contare sul ricongiungimento familiare, in difficoltà e indecisi tra la vita nei centri e il desiderio di tornare a casa, anche se inagibile. A fianco dell’attività predisposta dall’Ausl numerose sono state le richieste e le presenze di psicologi volontari per integrare gli interventi a favore dei singoli e della collettività.ù

Con il trascorrere del tempo e con la ridefinizione della presenza nei centri di accoglienza viene maturando una esigenza ambivalente di vita comunitaria  più  normale ma che fatica ad affermarsi, che contrappone al senso di paura, la sicurezza del centro anche se vissuto talvolta come isolante e alienante. In questa difficile condizione individuale tra singoli vissuti  ed esigenze sociali di condivisione di spazi comunitari normali e paesani, si intravedono difficoltà sociali interetniche che il terremoto è riuscito solo in parte ad aggregare e a trasformare in occasione di integrazione. La presenza di tante situazioni di questo tipo, ha messo a dura prova l’organizzazione e gli operatori, trovando comunque soluzioni adeguate per ricomporre i conflitti.

Con i necessari tempi fisiologici e psicologici di elaborazione dello stress e del trauma, è stato necessario ridefinire continuamente il tipo  di risposte istituzionali, organizzative e cliniche sulla base del mutare degli eventi. L’obiettivo è stato quello di prevedere gli esiti post traumatici da stress i cui effetti si manifestano solo dopo alcuni mesi, rendendo necessario realizzare percorsi di cura dedicati. Si sono organizzati anche corsi di formazione per fornire agli operatori gli strumenti necessari per affrontare questo tipo di eventi e le necessità ed essi connesse.

226 sono i casi trattati nel corso dell’emergenza terremoto (con una media di 3 interventi), a cui si aggiungono 181 casi con meno di 3 interventi.

3  il numero medio di sedute/visite per persona segnalata.

Delle persone cui è stato garantito il supporto psicologico il 64% sono femmine.

I soggetti con maggiore fragilità sono risultati essere i bambini nella fascia 5-11 anni.

Totale popolazione interessata: 214.545 abitanti

226 casi corrispondono a 1,05 per mille degli abitanti; se si prendono in considerazione anche i casi con meno di 3 interventi (181) la percentuale di popolazione coinvolta è di 1,8 per mille abitanti.

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