Oltre seicento monumenti danneggiati dalle scosse


da la Nuova Ferrara del 21/11/2012

Il rapporto di Di Francesco sullo stato dei beni culturali dopo il 20 e 29 maggio La situazione nel ferrarese, dal ministero sono in arrivo quasi 8 milioni di euro

A sei mesi dal sisma è già più facile parlare del terremoto. Descriverlo, ricordare le ferite, raccontare le lacrime strappate anche alle persone più forti. Raccontare con distacco le decisioni difficili prese, l’ammissione dell’impotenza davanti ai crolli totali. Parole difficili da pronunciare, ragionamenti spinosi da esporre e dichiarare, che però ieri Carla Di Francesco, direttore generale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia-Romagna, ha avuto la forza di scandire senza tentennamenti, con l’orgoglio di chi sa di aver lavorato sodo, davanti al ministro per i Beni e le Attività Culturali Lorenzo Ornaghi, nella gremita sala dei Mori di Palazzo dei Pio a Carpi, nell’ambito del convegno: “A sei mesi dal sisma. Rapporto sui beni culturali in Emilia-Romagna”.

«Nel mio giro non ho visto una chiesa che non avesse qualche danno; ho visto crolli impensabili e devastanti, su chiese, castelli, torri e campanili. Per il resto cornicioni, comignoli, statue e sommità di edifici crollati hanno reso i centri storici in buona parte impercorribili e transennati». Queste le parole contenute nell’email inviato ai soprintendenti delle provincie coinvolte, di lunedi 21 maggio alle ore 08:17, da Carla Di Francesco per serrare le fla, per chiedere a tutti concentrazione, forza e dedizione. «Il primo giorno siamo andati in Prefettura, e abbiamo cominciato a girare subito, scortati dai carabinieri». Inizia così la relazione della Di Francesco, e prosegue «Il 22 maggio avevamo già costituito l’Unità di Crisi Regionale», mentre parla scorrono alle sue spalle decine di immagini di chiese crollate, di palazzi danneggiati, cimiteri e teatri inagibili, «Il primo momento critico lo ricordo soprattutto in merito ai campanili, alla pioggia delle richieste di demolizione, un tema caldo, bollente! Richieste spropositate rispetto alle nostre capacità! Poi una valanga di segnalazioni, anche ripetitive, imprecise, inutili. Per panico e… forse altro. Abbiamo capito in quei primi giorni la fragilità del nostro patrimonio, e abbiamo cominciato a graduare la gravità dei danni», qui il racconto della Di Francesco vira su Ferrara, «una piccola consolazione constatare che Ferrara ha avuto danni leggeri, a Palazzo Schifanoia , anche se gravi per la preziosità del patrimonio, in particolare nella sala degli stucchi, il tentativo di ribaltamento della facciata sul giardino, e il danno grave all’apparato decorativo. Il Museo Archeologico ha retto bene perché qualche anno fa avevamo realizzato delle opere di restauro consistenti».

Poi la Di Francesco coglie l’occasione di ammettere pubblicamente quelle che lei stessa definisce «Due perdite dolorose: il Municipio di Sant’Agostino veramente irrecuperabile e il campanile di Buonacompra, che ho sempre avuto reticenza a mostrarlo: era troppo lesionato. Il ragionamento doveva essere immediato, l’irrecuperabilità ci è sembrata la soluzione giusta da adottare. Dopo questi due interventi tutto il resto siamo riusciti a mantenerlo e recuperarlo».

La distribuzione del danno su beni segnalati per comuni interessati nella Provincia di Ferrara è così suddiviso: più di trecento a Ferrara città, una settantina nel comune di Cento, quasi sessanta a Bondeno, sopra i venti ad Argenta e Poggio Renatico, sotto i venti in tutti gli altri comuni.

La distribuzione del danno sul territorio interessato dal sisma, su un totale di 2200 beni segnalati: più di 600 sono nella provincia di Ferrara, nel modenese 550, nel bolognese più di 400 e nel reggiano 300.

I primi interventi sono stati ordinati senza copertura finanziaria, assicurata in ottobre. Dal Ministero sono arrivati complessivamente 7.820.000 euro. La relazione della Di Francesco si è conclusa con l’aggiornamento sui progetti di ricostruzione già pervenuti che sono 366, di cui 259 già autorizzati, 48 in lavorazione, 56 in attesa di integrazioni, e solamente 3 non autorizzati.

«La parola d’ordine è: ricostruire».

di Andrea Samaritani

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