20 maggio – 20 novembre: a sei mesi dal sisma


da Telestense.it del 20/11/2012

Sei mesi fa, poco dopo le quattro del mattino, la terra dell’Emilia ha tremato. Una violenta scossa di terremoto, ci ha costretto a guardare in faccia la realtà: anche l’Emilia, dopo secoli di quiete, mostrava uno dei suoi volti più pericolosi, il rischio sismico che in troppi consideravamo pressoché inesistente. Per la prima volta, si disse nei giorni successivi, il terremoto colpiva in Italia una zona ad altissima densità produttiva: nell’area che oggi ci siamo abituati a chiamare cratere del terremoto, al crocevia tra le province di Ferrara, Modena e Bologna, si produce il 2,5% del PIL nazionale. Tra le vittime di quella prima scossa del 20 maggio figurano quattro operai uccisi dal crollo dei capannoni delle ditte in cui stavano lavorando. E poi ci sono i crolli e gli edifici lesionati, tantissimi capannoni industriali, molte scuole, tanti monumenti simbolo delle comunità di appartenenza, soprattutto nell’alto ferrarese e nella bassa modenese.

Quattro mesi dopo, a metà settembre, l’anno scolastico è ricominciato regolarmente, molte scuole lesionate sono state riqualificate oppure temporaneamente sostituite da moduli prefabbricati. “Abbiamo gestito 40mila sfollati, costruito scuole per 18mila studenti, altre 350 sono state riparate. Oltre 600 monumenti e chiese sono state messe in sicurezza” ha detto oggi il presidente della regione Errani, commissario straordinario per la ricostruzione. Un bilancio positivo, secondo Errani, che oggi ha detto “Sei mesi fa nessuno avrebbe scommesso su questi risultati”.

Ma la completa ripresa delle attività economiche non è ancora avvenuta: secondo l’istituto di ricerca ISPO, le imprese hanno recuperato il 90% delle proprie capacità produttive precedenti il terremoto. Ma appare una valutazione troppo ottimistica; gli imprenditori chiedono al governo più decisione nell’aiutare le popolazioni colpite dal sisma, per esempio concedendo il rinvio generalizzato di tasse, tributi e contributi previdenziali nel cratere del terremoto. Altro punto dolente è la ricostruzione dei monumenti storici e in particolare delle Chiese: servirebbero 330 milioni di euro, secondo il ministro dei Beni culturali Ornaghi, ce ne sono soltanto sette.

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