Ieri al Boldini- Don Zanella:«Novanta chiese ancora chiuse. Canoniche, incognita sui restauri»


La diocesi: «Solo tre parrocchie ‘salve’». Ieri incontro coi geologi

da Il Resto del Carlino del 28\9\2012

La Cattedrale di San Giorgio
foto da: http://ferraradascoprire.blogspot.it/

Tra gli edifici danneggiati dal sisma, le chiese sono quelli che hanno subito lo schiaffo maggiore. E oltre alle lesioni esteriori, ora c’è anche il rischio che molte case canoniche non vedano nemmeno un centesimo per la ricostruzione. I numeri – snocciolati da don Stefano Zanella dell’ufficio beni culturali della curia nel corso di un incontro con tecnici e geologi sulla situazione dopo il terremoto che si è tenuto ieri alla sala Boldini – sono da bollettino di guerra. «In tutta la provincia – spiega don Zanella – gli edifici ecclesiastici danneggiati, tra chiese, campanili, canoniche e asili parrocchiali, sono 222. Il 40% del totale». Entrando nel dettaglio, il sacerdote parla di «109 chiese danneggiate su 213, delle quali 90 ancora chiuse, e 47 canoniche lesionate». Gettando uno sguardo a volo d’uccello sulla sola città, i dati della curia delineano una situazione di sole 6 chiese aperte su 30. «Ciò significa che quest’autunno solo 3 parrocchie su 12 potranno svolgere regolarmente le loro attività». Ma la paura principale ora è di vedere scadere i termini per presentare i moduli per i fondi per il ripristino e rimanere esclusi. «Il 90% delle canoniche – spiega don Zanella – sono vincolate per legge perchè edifici antichi. Per questa ragione molti certificatori Aedes si sono rifiutati di fare la schedatura su questi edifici perché ritenevano spettasse alla sovrintendenza. Se dovessimo arrivare al 30 novembre senza la certificazione, rischiamo di non vedere nemmeno un soldo. E in città siamo ancora a zero».
Ma all’incontro in sala Boldini si è anche fatto il punto sull’andamento dello sciame sismico a 4 mesi dalla prima e devastante scossa Si è poi tornato a parlare di fracking, la tecnica di estrazione di gas più volta finita nel mirino come ipotetico responsabile (o catalizzatore) dei fenomeni tellurici. «Le scosse sono calate parecchio, ma è ancora presto per parlare di fine dello sciame sismico – ha osservato Nasser Abu Zeid del dipartimento di scienze della terra dell’Università di Ferrara -. Infatti si registrano ancora lievi eventi nella zona di Massa Finalese, Poggio Renatico e Gavello. Significa che la terra sta ancora liberando energia». A mettere i puntini sulle ‘i’ in materia di fracking ci ha pensato invece Daniele Masetti, docente di geologia stratigrafica. «Nelle nostre zone non è mai stato messo in pratica per il semplice fatto che non abbiamo depositi di gas idonei a questo tipo di sfruttamento. Inoltre è improbabile che questa tecnica provochi scosse di tale entità». Non sono mancati poi alcuni consigli in materia di edilizia, finalizzati a limitare i danni da terremoto. «Gli accorgimenti fondamentali sono tre – ha chiarito Marco Stefani, docente di geologia -: primo, impermeabilizzare i tetti. I soffitti marci sono la prima cosa che crolla. Secondo, collegare correttamente pluviali e scarichi alla rete fognaria, onde evitare che l’acqua crei voragini nel sottosuolo sabbioso. Evitare di costruire troppi negozi e garage ai piani terra degli edifici storici. Così si indeboliscono i muri di sostegno».

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