Esperti a confronto: la terra trema ancora e i motivi sono tanti


Ferrara, sismologi e geologi ieri alla sala Boldini. Diverse le teorie, ma la gente continua ad avere paura

da La Nuova Ferrara del 28\9\2012

FERRARA- Tutti se lo chiedono: ma lo sciame sismico è tuttora in corso? «Non si può certo dire sia finito, piuttosto si sta diradando nel tempo», risponde il geofisico Nasser Abu Zeid. Gli sfoghi di bassa intensità dei giorni scorsi sono pure un fatto positivo, «trattandosi degli sforzi utili a rilasciare gli accumuli di energia ancora trattenuti nel sottosuolo». L’osservazione degli esperti va a fondo e mette in luce un altro fatto: «L’epicentro delle recenti scosse – prosegue Abu Zeid – è tornato sui territori colpiti il 20 maggio, quelli tra Massa Finalese, Gavello e Poggio Renatico. Rivedendo gli effetti di quel primo grande sisma, notiamo come la profondità della spaccatura interna vada dai 5 ai 15 chilometri, interessando rocce calcaree che sono più fragili di quelle cristalline: in base a ciò, sulla carta, si potrebbero determinare eventi sismici di magnitudo 6.2, non di più». Che proprio poco non è. Eppure c’è da prendere in considerazione un altro dato «che è la nostra fortuna – sorride il geofisico – qui le faglie non sono continue, si va dai 5 ai 10 chilometri, misure contenute. E la magnitudo di un’eventuale scossa è proporzionale alla lunghezza della faglia». Il sospiro di sollievo in sala Boldini, dove si tiene un incontro organizzato dai Naturalisti Ferraresi, è comunque relativo. I presenti in precedenza hanno ascoltato un’altra relazione; il geologo Daniele Masetti quasi sillaba che «il terremoto in Emilia non ha niente a che vedere con il fracking». La tecnica di immissione di acqua a forte pressione nel sottosuolo per ricavarne idrocarburi qui non conviene: «Lo sa bene l’Eni, dalle nostre parti non esistono i gas “shale”, quelli non convenzionali per cui non basta il classico “buco”. E il fracking, come si è visto negli Stati Uniti, comporta al massimo lievi microsismi, che si hanno per ogni banale lavoro pubblico». «Da noi piuttosto – aggiunge Masetti – contemplata la grande quantità di metano presente nel sottosuolo, il fracking potrebbe portare all’inquinamento delle falde, visto che si iniettano sostanze non proprio salubri».(f.t.)

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