RemTech Expo e Sismo: la ricostruzione post-sisma parte anche da qui


da CronacaComune del 20 settembre 2012
(Testo a cura degli organizzatori)
Inaugurati alla Fiera di Ferrara i due Saloni sulle bonifiche dei siti contaminati, la riqualificazione territoriale e il rischio sismico. Apertura affidata al Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, all’Assessore alle Attività Produttive della Regione Emilia-Romagna, Giancarlo Muzzarelli, e ai Sindaci dei Comuni di Ferrara e di Sant’Agostino, tra i più colpiti dal terremoto dello scorso Maggio.

Ad alzare il sipario sulla sesta edizione di RemTech Expo e sulla prima di Sismo, i Saloni in programma fino a Venerdì 21 Settembre alla Fiera di Ferrara, è stato Corrado Clini, Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare: “Sono due iniziative molto importanti – ha esordito Clini nel suo messaggio di saluto –, soprattutto perché colgono uno dei momenti più critici della storia recente del Paese, offrendo momenti di confronto e verifica tra esperti su tematiche attuali e urgenti”. Elevata la qualità della proposta fieristica, elevate le aspettative: “Da RemTech e Sismo – ha chiarito Clini – mi aspetto un contributo concreto alla strategia di messa in sicurezza del territorio italiano. Non dimentichiamo che, se recentemente l’evento più drammatico è stato il sisma in Emilia, ogni anno e con sempre più frequenza dobbiamo fare i conti con i danni provocati da eventi climatici estremi”. Dai terremoti alle bonifiche il passo è breve: “Il tema della bonifica dei siti contaminati sta emergendo in Italia in modo molto acuto. Tante realtà sono state colpite dalle conseguenze di un’industrializzazione che, se da un lato ha portato ricchezza e sviluppo, dall’altro ha lasciato segni di contaminazione. Zone anche strategiche per lo sviluppo urbano sono state abbandonate dalle attività produttive e non conoscono ancora prospettive di ripresa”. Sul banco degli imputati, la normativa esistente: “All’inizio – ricostruisce il Ministro – l’Italia ha affrontato il tema del risanamento dei siti dismessi e contaminati con una normativa all’avanguardia a livello europeo, ma ora non è più così. È stata “contaminata” essa stessa e ha reso difficile il percorso di risanamento, allontanando imprese che avrebbero voluto e potuto investire per re-industrializzare. Ora il Governo – rassicura Clini – è impegnato a facilitare la messa in sicurezza e ha introdotto procedure semplificate per il recupero di siti industriali dismessi e contaminati, specie per valorizzare aree ricche di infrastrutture e di cultura industriale. La strada da percorrere è segnata: strategie di risanamento semplici, fattibili, convenienti”.

La ricetta offerta da Clini ha trovato eco nelle parole di Giancarlo Muzzarelli, Assessore alle Attività Produttive della Regione Emilia- Romagna: “Di fronte agli eventi dello scorso Maggio, gli amministratori locali hanno dato prova di responsabilità e di equilibrio. Non eravamo consapevoli fino in fondo dei rischi sismici e ora occorre assumere culturalmente, politicamente e socialmente un nuovo asse di comportamento”. Muzzarelli è chiaro: il metodo delle proroghe deve lasciare il posto a regole e tempi certi. “Abbiamo dovuto affrontare queste calamità senza una legge nazionale in materia, che consentisse alla Protezione Civile di fare il proprio lavoro, ma anzi con un decreto che negava i rimborsi alle vittime. Una delle cose che mi hanno rammaricato di più dopo il sisma – ha confessato Muzzarelli – è stato il messaggio di cercare di “far passare la nottata”. Semmai, dobbiamo costruire un nuovo giorno, nuove strategie. Per fortuna, la maggior parte delle imprese e dei cittadini lo hanno capito e sanno che tutti dobbiamo migliorare il patrimonio, ognuno per la sua parte”. Tra i risultati più positivi che l’esperienza del sisma ha portato, Muzzarelli ne menziona uno, in particolare: “Aver cementato il rapporto tra imprenditori e cittadini, alleanza straordinaria per il futuro della collettività che produce ed esporta. Il mondo ci ama, ma non ci aspetta, e dopo il 20 Maggio molti avvoltoi hanno messo in giro la voce che certe imprese emiliane non esistevano più. Ma noi abbiamo ricostruito le relazioni, facendo sapere che le nostre aziende, anche se magari avevano trasferito temporaneamente le produzioni un po’ più lontano, erano vive e vegete”.

Tra i Comuni più colpiti dal terremoto, quello di Sant’Agostino. E anche per il suo Sindaco, Fabrizio Toselli, gli imperativi categorici sono cambiare mentalità e prevenire: “Fino al sisma, non ci preoccupavamo certo di trovare una soluzione ai terremoti. Persino la notte della prima scossa, nessuno, a Sant’Agostino, pensava che l’epicentro potesse essere proprio sotto i nostri piedi. È arrivato il momento di cambiare rotta, di prevenire, costruire in modo diverso, creare un ‘Metodo Emilia’”. A questo proposito, sono già molte le sinergie con la Regione Emilia-Romagna: “Ci stiamo confrontando anche sul problema della liquefazione delle sabbie, emerse in superficie a tonnellate, con ingenti danni. La normativa – spiega Toselli – parla di inagibilità delle sole parti strutturali, ma il fenomeno interessa anche il sottosuolo e così stiamo mettendo a punto tecniche di intervento a più ampio raggio. Anche lo Stato, però, deve cominciare a ragionare in termini di prevenzione, come ho chiesto proprio ieri alla Commissione del Senato mandata a Sant’Agostino per gli accertamenti sulle morti sui posti di lavoro. Servono degli incentivi, in modo che privati e aziende intervengano e adeguino le proprietà”.

Per Tiziano Tagliani, Sindaco del Comune di Ferrara, “l’esperienza di questi mesi va valutata in modo produttivo. Il terremoto si è verificato in un momento di vuoto normativo e in Emilia siamo abituati a muoverci solo se c’è una norma, un decreto attuativo. Non solo ma, prima del sisma, le spese di ristrutturazione e prevenzione venivano considerate inutili”. Tagliani punta il dito anche contro gli Istituti preposti alla qualificazione della sismicità dei nostri territori, che “evidentemente non hanno condotto una riflessione approfondita e per questo scontiamo una carenza di cultura informativa”. Fin qui ciò che non ha funzionato. “Eppure, in questi mesi, abbiamo prodotto un grande risultato – riconosce Tagliani –. Le nostre amministrazioni hanno espresso una capacità straordinaria di costruire relazioni istituzionali stabili e affidabili e di rispondere in soli 120 giorni alle esigenze del territorio. Basti pensare che i nostri bambini ora sono tutti a scuola, senza ritardi”. Nell’analisi del primo cittadino di Ferrara non manca uno sguardo al futuro più prossimo: “Nella redazione delle norme, sarà fondamentale il ruolo dei tecnici, per avere la loro esperienze e il meglio della scienza costruttiva al servizio del territorio. Sei miliardi di euro per la ricostruzione sono risorse non trascurabili, ma tutte necessarie, se vogliamo che Ferrara e Modena restino competitive e non perdano il passo. La necessità di riqualificare rapidamente edifici e fabbriche – chiude con amarezza Tagliani – comporta non pochi disagi e danni alla competitività, anche per le realtà industriali non direttamente colpite dal sisma e che, quindi, non godranno di aiuti. Parte dei problemi li abbiamo risolti, ma altri ne stanno sorgendo. In un momento in cui agli Enti locali si chiede di tagliare le spese, a Ferrara ci troviamo a dover gestire circa 8.400 verifiche statiche e 1.000 ordinanze di inagibilità. Lo Stato deve aiutarci”.

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