Ferrara al tempo del terremoto


Da Estense.com del 5 luglio 2012

Coltorti sulla Commissione Grandi Rischi getta acqua sul fuoco

Mettere il terremoto sotto la lente di ingrandimento, cercando di capirne le cause naturali e di prevedere gli scenari posti-sisma, sia in chiave di prevenzione che di rilancio economico. Questo l’obiettivo dell’incontro pubblico dal titolo ‘Terremoto a Ferrara: le cause, gli eventi, le prospettive’ che si è tenuto ieri pomeriggio nella sala del consiglio in Municipio.

L’evento ha visto la partecipazione di alcuni esperti tra geologi, giuristi e architetti. Ad iniziare il giro di valzer è stato Massimo Coltorti, docente di Petrografia e Vulcanologia all’Università di Ferrara e membro della Commissione Nazionale Grandi Rischi. Proprio in virtù di questa carica, Coltorti è intervenuto sulle polemiche scaturite in seguito al Rapporto della Commissione che annunciava la possibilità di una terza scossa pari a quelle dei terremoti del 20 e 29 maggio nella faglia tra Finale Emilia e Ferrara (vai all’articolo). Dopo le polemiche e le accuse di allarmismo arrivate anche dai sindaci dei territori colpiti, si era assistito a un dietrofront, con la precisazione dell’impossibilità di prevedere i terremoti (leggi). Coltorti, in definitiva, ha gettato acqua sul fuoco, attribuendo l’incomprensione ad alcuni ‘problemi di gioventù’ della Commissione stessa.

“La Commissione Grandi Rischi, della quale faccio parte nella sezione vulcanica – ha precisato – è stata riorganizzata lo scorso ottobre e al momento non esiste ancora un protocollo di comunicazione tra le varie sezioni”.

Quanto al suo parere di scienziato, Coltorti ha affermato che “la sorpresa non è stato il verificarsi di un terremoto di questa intensità a Ferrara, ma il fatto che Ferrara fosse considerata zona asismica”.

Approfondito e dettagliato è stato poi l’intervento di Giovanni Santarato, docente di Geofisica all’Università di Ferrara. “La Pianura padana – ha spiegato – sembrava tranquilla e invece è sismica. Proprio sotto Ferrara c’è un sovrascorrimento attivo con la presenza di una catena in formazione, come si può notare dal sistema di pieghe che dall’Appennino giunge più o meno fino al corso del Po”.

Massimo Coltorti

Quanto alla classificazione sismica di Ferrara, Santarato ha precisato che “durante la scossa del 20 maggio i valori massimi di accelerazione al suolo erano pari a 0,17 m/s2, che farebbero cadere Ferrara in zona 2, mentre attualmente si trova in zona 3”. Tuttavia, “è improbabile che la classificazione sismica possa cambiare, perché essa si basa su una media pesata tra intensità delle scosse e tempi di ritorno, che in questa zona si prevedono piuttosto lunghi”.

Maggiori preoccupazioni destano invece gli effetti di sito, da cui dipendono eventuali differenze nei danni subiti da edifici distanti anche solo poche decine di metri l’uno dall’altro. “I sedimenti – ha aggiunto Santarato – possono amplificare o deamplificare l’intensità di un terremoto. A Ferrara non si sa ancora quale effetto possono produrre ma di norma, se lo strato di sedimenti sopra la roccia è sottile come a Ferrara, l’effetto è quello di un’intensificazione della scossa”.

Marilena Martinucci, docente di Legislazione tecnica e ambientale dell’Università di Bologna, ha quindi ripercorso la storia della normativa italiana in materia di prevenzione dei danni da terremoto, componendo un quadro tutt’altro che lineare e con diverse lacune.

“Se la fondazione dell’Istituto di Geofisica risale al 1936 – ha illustrato Martinucci – è però anche vero che la prima lista sulla sismicità dei singoli comuni è stata compilata solo nel 1962 e con criteri di dubbia efficacia, in quanto un comune veniva inserito soltanto dopo il verificarsi di un sisma sul suo territorio”.

Una situazione che, pur con alcuni tentativi di dare vita ad un quadro unitario, è rimasta sostanzialmente immutata fino al terremoto in Molise del 2002, che ha portato all’Ordinanza 3274 del 20 marzo 2003.

“Quanto alla nostra Regione – ha proseguito -, la prima proposta al Ministero dei Lavori Pubblici per una modifica della classificazione sismica dell’Emilia-Romagna è del 1983. Con la legge regionale n. 19 del 2008, invece, tutte le nuove costruzioni devono essere realizzate con criteri antisismici”.

Il punto sulla situazione degli edifici storici a Ferrara è toccato all’architetto Andrea Malacarne, del direttivo della sezione ferrarese di Italia Nostra. “A Ferrara – ha detto – ci sono stati diversi lati positivi, come l’assenza di vittime o di crolli totali. È la dimostrazione che in città ci sono buone prassi costruttive e che gli edifici in muratura, se fatti bene, sono capaci di resistere bene anche ai terremoti”.

Meno rosea la situazione per altri edifici, come chiese, campanili, torri e castelli. “Si tratta di elementi identitari – ha ricordato – e pertanto dovranno essere mantenuti o ricostruiti, ma senza fretta perché naturalmente va data la priorità ad abitazioni private e luoghi di lavoro”.

Infine, un appello allo Stato, che dovrebbe farsi carico della situazione di emergenza. “Lo Stato – ha ammonito – non può essere assente, perché senza il suo intervento non è possibile risollevarsi da questa situazione”.

L’assessore all’Urbanistica del Comune di Ferrara, Roberta Fusari, ha quindi fatto il riepilogo degli interventi di verifica negli edifici. “Al momento – ha ricordato – abbiamo ricevuto 6.980 richieste di verifiche da parte di privati e tra gli edifici ispezionati è risultato completamente agibile il 64% di essi”.

L’assessore ha inoltre annunciato l’arrivo del nuovo Regolamento Urbanistico Edilizio, che conterrà al suo interno “tutti quegli elementi che possono migliorare la qualità degli edifici, non solo in ambito energetico e sull’accessibilità, ma anche – come richiesto dagli eventi – dal punto di vista della sicurezza antisismica”.

Sull’eredità del terremoto Fusari è convinta che sarà “un’occasione per un modo diverso di fare urbanistica, perché la Regione Emilia-Romagna è stata tra quelle che negli ultimi anni ha consumato più suolo”. Per la tempistica dei lavori di ripristino degli edifici, la priorità “resta la scuola, per garantire l’apertura del nuovo anno scolastico il 17 settembre, ma senza trascurare gli eventi culturali e turistici. La necessità del ritorno alla normalità – ha concluso – non è data dal desiderio di dimenticare ma fa parte della vita economica della città”.

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